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Teatro: l’impronta della drammaturgia dell’assurdo

Tra i filoni drammatici che hanno segnato il repertorio del teatro di Nova Gorica, un posto di rilievo spetta certamente al teatro dell’assurdo, così come definito da Martin Esslin nel suo influente studio dei primi anni Sessanta. Un ruolo particolare nella storia dell’istituzione è già occupato da Alta sorveglianza (Haute Surveillance) di Jean Genet, rappresentata per la prima volta nel 1972 con la regia di Iztok Tory, in occasione dell’inaugurazione della Sala da camera del Primorsko dramsko gledališče nell’edificio del tribunale di Nova Gorica e dell’apertura della prima edizione del festival Goriško srečanje malih odrov. Nonostante alcune riserve critiche, lo spettacolo rappresentò un importante traguardo repertoriale per il teatro da poco professionalizzato; particolare attenzione suscitò l’attore Ivo Barišič, che negli anni Novanta si perfezionò nei ruoli del teatro dell’assurdo, periodo in cui il teatro di Nova Gorica divenne riconoscibile in Slovenia proprio per questo tipo di produzioni.

Questo capitolo del repertorio si rivelò particolarmente fecondo nella sinergia tra i membri dell’ensemble e il regista Vito Taufer. Raggiunse uno dei suoi vertici già all’inizio, con la messinscena de La cantatrice calva di Eugène Ionesco, presentata in prima assoluta nel 1995, poi rimasta in repertorio per oltre un decennio e replicata più di centocinquanta volte. Ma la storia di questa produzione, proprio come quella del testo drammatico da cui deriva, è una storia di felici coincidenze. Se Ionesco non avesse voluto imparare l’inglese, se non si fosse imbattuto in un manuale di conversazione franco-inglese in una «serie di verità sorprendenti», se durante le prove un attore non avesse sbagliato dicendo cantatrice chauve invece di institutrice blonde… e se non ci fosse stato un cambiamento nel repertorio del Primorsko dramsko gledališče, questo capitolo dell’assurdo forse non sarebbe mai esistito.

Alla riuscita della Cantatrice calva novogoriziana contribuirono tutte le componenti sceniche, ma il ruolo principale spettò comunque agli attori. Le caratteristiche dei personaggi erano definite, oltre che dall’espressività mimica, gestuale e corporea, anche dagli oggetti scenici – come la borsa della spesa con cui Barišič, nel ruolo della signora Smith, era costantemente occupato senza mai perdere la compostezza di una padrona di casa raffinata. Con interpretazioni meditate delle figure maschili e femminili, gli attori conquistarono il pubblico sia in patria sia all’estero. Durante le tournée in Sud America ottennero calorosi applausi, dimostrando che il teatro può superare le barriere linguistiche.

Anche la prosecuzione del capitolo novogoriziano dell’assurdo fu coronata dal successo. La regia di Taufer di Finale di partita di Samuel Beckett, presentata nel 1999, fu accolta con tale entusiasmo dal critico Andrej Inkret che scrisse all’inizio della sua recensione: «È uno spettacolo ben fatto, è un grande spettacolo». Ancora una volta le interpretazioni furono magistrali; Radoš Bolčina, ad esempio, costruì il personaggio del servo Clov come un’immagine di obbedienza irritata, grottesca nella postura impacciata e in uno stato di costante inquietudine.

Nel successivo incontro registico di Taufer con Beckett, nel 2003, nacque una versione nel dialetto locale, di Aspettando Godot – con particolare enfasi sulla G[γ]. E in questa figura centrale, i personaggi semplicemente non potevano lasciare la scena: «perché stiamo aspettando Godot!».

Avtor: Ana Perne

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