I blocchi di Furst lungo il torrente Corno
Tra il 1949 e il 1952 furono costruiti lungo il torrente Koren i blocchi n. 14, 15, 16 e 17 (oggi via Trubar 9 e 11 e via Rutar 3 e 4). Erano considerati alloggi operai della fabbrica di mobili Meblo e la loro particolarità erano le cantine. Perché?
Accanto a Edvard Ravnikar (1907–1993), autore del primo piano urbanistico della nuova città e progettista dei primi blocchi residenziali (i cosiddetti “blocchi russi”), è importante evidenziare anche il lavoro dell’architetto Danilo Fürst (1912–2005), progettista dei blocchi abitativi del tipo a costruzione rapida B21, anch’essi parte del piano urbanistico iniziale.
Fürst fu molto critico nei confronti dell’edilizia residenziale del dopoguerra, caratterizzata da una progettazione rapida e massificata di edifici plurifamiliari secondo modelli standardizzati, inseriti in contesti ancora non urbanizzati e dotati di attrezzature minime. L’anonimato dei progettisti, la mancanza di contatto tra progetto e realizzazione e l’intervento delle commissioni tecniche, che modificavano arbitrariamente i progetti durante i lavori, contribuirono secondo Fürst alla scarsa qualità dell’edilizia abitativa.
Si rese quindi necessario sviluppare nuovi modelli abitativi che riflettessero il progresso e le esperienze acquisite (Fürst 1951: 6–10; cf. Di Battista 2017). Fürst avviò la progettazione secondo il sistema della costruzione rapida, che attraverso l’uso di elementi prefabbricati (realizzati in fabbrica e non in cantiere) e l’abbandono dei muri portanti perimetrali segnava il passaggio a una costruzione semiprefabbricata e più economica.
I blocchi furono costruiti per gli operai della fabbrica di mobili Edvard Kardelj (poi Meblo) e situati lungo il torrente Koren. I progetti seguivano il modello B21, ma con alcuni adattamenti (maggiore altezza dei piani; scale realizzate in opera e non prefabbricate; finestre doppie con tapparelle).
Le modifiche erano dovute alle condizioni climatiche locali (diverse rispetto a Lubiana, dove secondo lo stesso modello sorse il quartiere Kidričevo), alla carenza di manodopera e di materiali da costruzione. Il piano urbanistico di Ravnikar prevedeva inizialmente quattordici blocchi, ma tra il 1949 e il 1952 ne furono costruiti solo quattro: i blocchi n. 14, 15, 16 e 17 (oggi via Trubar 11, via Rutar 4 e 3 e via Trubar 9) (Di Battista 2021: 38).
Rispetto ai blocchi di Ravnikar, quelli di Fürst erano edifici a quattro piani, con appartamenti più piccoli e più adatti alle condizioni delle famiglie operaie. Quasi tutti gli ambienti avevano dimensioni ridotte, con le differenze maggiori nella grandezza dell’ingresso, del soggiorno e del balcone. Alcuni appartamenti disponevano addirittura di due balconi, collocati anche sui lati più corti degli edifici (Di Battista 2021: 41).
Nel libro Nova Gorica: la sua e la mia giovinezza (2008), Nadja Koglot Puppis scrive:
«Arrivammo in un appartamento nuovo, con le pareti dipinte di bianco e nel soggiorno dei semicerchi sfumati con motivi floreali realizzati a stencil. Un disegno molto piacevole, illuminato dal sole che si faceva strada attraverso Kostanjevica e le porte del balcone. In cucina c’era una stufa a legna, in bagno una vasca e una stufa verticale, anch’essa a legna.»
(Koglot Puppis 2008: 17)
Una particolarità di questi edifici era la cantina, dove si trovava una lavanderia comune con un grande calderone e una vasca in pietra ancora più grande, dotata di asse per lavare e acqua fredda.
«Quando penso a quella lavanderia, moderna per l’epoca, sono convinta che la lavatrice sia la più grande invenzione del secolo scorso,» scrive l’autrice. Secondo i racconti degli intervistati, gli abitanti ottennero le prime lavatrici negli anni Sessanta.
Un’altra testimone ha raccontato:
«I calderoni erano giù in cantina. Si accendeva il fuoco sotto per scaldare l’acqua. Poi si preparava la liscivia, non c’erano detersivi. E con un grande mestolo si mescolava. Ognuno lavava i propri panni e li mescolava per conto proprio. Fuori c’erano pali, di cemento o di legno, con fili su cui si stendeva il bucato.»
(laboratorio etnografico, ottobre 2022)
Koglot Puppis aggiunge:
«La facciata del blocco non era ancora intonacata, quindi era completamente grezza, e su di essa dominavamo noi bambini, da quelli che avevano appena imparato a camminare fino ai più grandi. Avevamo imparato a saltare tra i piani, a entrare al terzo piano dalla finestra, a nasconderci passando dal tetto all’altro lato del blocco e a inseguirci su tutti e tre i livelli. […] Accanto al blocco c’erano due grandi fosse di calce, piene d’acqua fino all’orlo. Bisognava capire come attraversarle con una zattera, e il primo che ci provò affondò a metà strada e uscì completamente bagnato e bianco dalla testa ai piedi. A casa lo lavarono e lo misero a bagno per ore.»
(2008: 17–19)
Secondo le testimonianze, nel blocco n. 17 vivevano gli operai della fabbrica di mobili (poi Meblo); nel blocco n. 14 operai di diverse aziende; nel blocco n. 16 metà degli appartamenti apparteneva alla SGP e metà alla Meblo; nel blocco n. 15 vivevano gli impiegati. In seguito diverse aziende rivendicarono la proprietà degli appartamenti, causando problemi agli abitanti.
Una residente del blocco n. 14 racconta:
«Quando mio marito partì per lavorare su una nave, ricevemmo un ordine di sfratto. Feci ricorso e non dovemmo lasciare l’appartamento. Fui fortunata. Ottenni i documenti necessari dall’archivio per la costruzione dei nuovi insediamenti a Lubiana e li presentai al tribunale. Anche altri abitanti ebbero problemi con la proprietà degli appartamenti. […] Nell’appartamento eravamo in undici: in una stanza i genitori di mio marito, in un’altra una subaffittuaria con i figli, nella terza noi sei. Così abbiamo vissuto per quindici anni. Poi i genitori ottennero un appartamento. Non c’era tempo per divertirsi: finché i bambini andavano a scuola rimasi a casa, solo più tardi iniziai a lavorare alla Meblo.»
(Fonte: https://www.kamra.si/digitalne-zbirke/pavla-kante/)
Avtor: Jasna Fakin Bajec
Vir:
- Di Battista, Alenka. 2021. Ravnikarjevi bloki v Novi Gorici. Ljubljana: Založba ZRC.
- Alenka Di Battista. 2017. Urbanizem in arhitektura Nove Gorice skozi oči slovenske strokovne publicistike, GORIŠKI LETNIK – Zbornik Goriškega muzeja, št. 41, str. 43-69.
- Koglot Puppis, Nadja. 2008. Nova Gorica: njena in moja mladost. Ljubljana: Trip.
- Pavla Kante. Vir: https://www.kamra.si/digitalne-zbirke/pavla-kante/ (ogled: 5. 11. 2024).