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Blanče – il sito della nuova città

Nova Gorica iniziò a svilupparsi nell’area di Blanče, sul margine meridionale del campo di Solkan.

Durante una riunione della sezione per la costruzione e la ricostruzione presso il settore economico del Comitato esecutivo distrettuale di Gorizia, il 17 aprile 1947, fu istituito un comitato di lavoro per la costruzione della nuova città. Il suo primo compito fu quello di esaminare e scegliere rapidamente il terreno per il futuro centro della regione goriziana. Furono prese in considerazione tre possibili località: Rožna Dolina, l’area nelle immediate vicinanze di Šempeter e il campo di Solkan, ovvero la zona allora chiamata Blanče, situata sul margine meridionale del campo tra la stazione ferroviaria e Grčna.

Rožna Dolina fu ritenuta la soluzione meno adatta a causa dei limiti spaziali che avrebbero impedito lo sviluppo futuro della città, e venne rapidamente esclusa. La scelta si concentrò quindi tra il campo di Solkan e quello di Šempeter. Prevalse l’opinione che il campo di Solkan fosse più adatto grazie alla sua favorevole posizione viaria, all’incrocio tra la valle dell’Isonzo e quella del Vipacco, e alla sua minore fertilità rispetto al molto sviluppato campo di Šempeter. Inoltre, la località scelta presentava un ulteriore vantaggio: la vicinanza immediata a Gorizia avrebbe consentito in futuro l’unificazione delle due città, quella vecchia e quella nuova.

Come sottolinea Petra Kolenc nel suo studio sul ruolo delle Orsoline nel territorio goriziano e sui loro possedimenti a Blanče (2022), il toponimo Blanče indicava un’area della pianura goriziana tra Frnaža e la stazione ferroviaria, delimitata a sinistra dal torrente Koren e a destra in continuità con il campo di Solkan. L’origine slava del nome Blanca deriva da parole ceche che significano prato o pascolo, mentre in bielorusso indica “terra vuota davanti al villaggio” e in russo “prato soggetto a inondazioni lungo il fiume” (Snoj 2009: 64; cf. Kolenc 2022: 34). Il ricercatore Vladimir Klemše propone invece un’interpretazione legata alla natura fangosa del terreno (Blanča/Blatna). L’architetto Tomaž Vuga, nel libro Projekt: Nova Gorica, riprendendo lo storico Vojko Pavlin, suggerisce che il nome sia collegato alla “domenica bianca” e alla chiesa della Santissima Trinità a Solkan, da cui l’area avrebbe preso il nome Biancha o Ai Bianchi, poi evolutosi foneticamente in Blanče (2018: 36). L’area era caratterizzata da quattro elementi principali: il torrente Koren, la via San Gabriele (via del Cimitero, oggi via Erjavčeva) e la fornace di Frnaža.

La storica Metka Nusdorfer Vuksanović, nel suo articolo “Quando il campo di Solkan era ancora arato” (2002), evidenzia il carattere fangoso dell’area dove sorse Nova Gorica, citando un articolo del 1921 pubblicato su Goriška straža. Il corrispondente si lamentava del terreno impregnato d’acqua tra Gorizia e Kromberk, attraversato all’epoca dal viale Erjavec (Via del Camposanto, oggi via Erjavčeva): «E le strade! Si trovano forse strade peggiori al mondo di quella da Gorizia a Kromberk, o da Solkan a Kromberk? Con la pioggia si potrebbe affondare nel fango!» (16 marzo 1921, n. 11; cf. Nusdorfer Vuksanović 2022: 225).

Tra il 1903 e il 1906 nell’area di Blanče iniziò a svilupparsi l’infrastruttura ferroviaria, che trasformò profondamente parte del territorio. Rimasero anche i campi argillosi, che fino agli anni Venti del Novecento erano di proprietà del convento delle Orsoline di Gorizia (cfr. Kolenc 2022). La maggior parte delle case fu danneggiata durante la Prima guerra mondiale. Negli anni Venti e Trenta i proprietari ricostruirono le abitazioni sui terreni riacquistati. Una fattoria comprendeva, oltre alla casa, diversi edifici agricoli: stalla, porcile, fienile, annessi, tettoie e un cortile con orto. Attorno alle case si trovavano generalmente frutteti e vigneti (cfr. Nusdorfer Vuksanović 2002: 240). Sul prato umido lungo il torrente Koren sorgevano anche alcune fattorie isolate appartenenti alla vicina Grčna, un borgo sotto Kromberk.

Le strade fangose rimasero anche durante la costruzione della città, finché non furono sistemate le vie e gli spazi attorno ai blocchi abitativi. Un’intervistata (nata nel 1939) ha ricordato così la vita a Nova Gorica:

«Questo mi è rimasto impresso. Quando il tempo era brutto, non c’erano strade, solo fango. Come arrivare all’ingresso del palazzo? Sapete come facevamo? Con tre mattoni, spostandoli passo dopo passo. All’epoca si usavano soprattutto le biciclette. Chi aveva la bici la portava in spalla fino all’ingresso. Se volevi pedalare, non andavi da nessuna parte. È un ricordo che mi è rimasto davvero impresso» (TZ, novembre 2022).

Avtor: Jasna Fakin Bajec

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